anale: sodomizzo mia moglie pensando di inculare mia figlia

Sodomizzare la moglie pensando di inculare la figlia vergine

Breve riassunto della vicenda di sesso anale incestuoso: Il dottor Michele Mezzatesta, avendo smesso di bere, è passato da parecchi anni all’uso sistematico e smodato di cocaina ad alta percentuale di contenuto. Ciò nonostante, riesce ancora a sodomizzare la moglie una volta alla settimana e, giunto alla 118sima inculata, dice: “sodomizzo mia moglie incinta da un mese, la inculo ma non riesco a venire, se non pregustando l’inculata di mia figlia“.

Erano ormai anni che il dottor Mezzatesta, grasso direttore generale del settimo battaglione gesuiti di Busto Artifizio, assumeva posizioni ed emetteva suoni di risucchio, caratteristica tipica dell’annusatore in ufficio, iniziando da un orario che precedeva le 7:00 del mattino, visto che tutti gli impiegati e i dirigenti lecca-culo che volevano mostrarsi valevoli della sua considerazione non riuscivano mai a giungere prima delle 7:00 per farsi notare e che, alle 7:00, lo trovavano già in ufficio. Poi fu improvvisamente licenziato e, assieme ad altri 500 mila italiani, che fra il 2007 e il 2011 avevano perso il posto di lavoro, dovette inventarsi un sistema per campare. Era grasso, stupido e poco istruito, non aveva una specializzazione, anche se sapeva che, non comprando bresaola, poteva contenere i costi. Decise allora di farsi mantenere da qualche tardona assatanata.

Dopo 4 anni vissuti spendendo e raccattando a forza di puttane e di espedienti, il poco denaro liquido che aveva risparmiato alla Cocaina era finito e il Mezzatesta, ancora completamente disoccupato e sempre più reietto, riuscì a sistemarsi con una donna di poco più giovane di lui che aveva già fatto sollazzare centinaia di peni circoncisi nei bar delle puttane qualificate che sono aperti e funzionanti nella capitale dell’isola di Tropicana. Lei aveva un bisogno disperato di fare nuovi incontri ed era stufa dei soliti diversivi e degli incontri clandestini; non voleva andare con uomini sposati e, per questa ragione, quando ne agganciava uno al buio di qualcuno di quei locali per le puttane navigate, non domandava mai nulla sulla situazione matrimoniale del partner. Dato che nei bar non riusciva a trovare nessun uomo disposto a prenderla per mano anche dopo averle sudato e sbavato con alito di birra dozzinale tutto il corpo nudo ed esserle venuto in bocca o nel canale vaginale, decise di iscriversi a tutti i siti d’incontri che poteva trovare online; incontri online, dolci incontri, incontri per adulti, incontri piccanti, incontri extra coniugali, incontri gratis, incontri di sesso, incontri segreti, donna cerca uomo e chi più ne ha più ne metta. E incontrò così il suo primo amore, cioè, il primo personaggio disponibile a convivere con lei nonostante non fosse né bella, né ricca, né intelligente, proprio grazie a questo sito di incontri extra coniugali, che però non è un sito di incontri extraconiugali gratis, era un sito d’incontri occasionali che si chiama: incontriamoci oggi. E lo stesso giorno in cui si iscrisse su incontriamoci oggi, la stessa sera, aveva già preso a scriversi lettere passionali con promesse d’amore eterno assieme al Mezzatesta; lei dall’isola tropicale di Tropicana e lui da Busto Artifizio, anzi, fra Busto e Milano, visto che dormiva a casa di sua madre durante la settimana e il weekend lo finiva a casa della sua ex moglie, che lo aveva cacciato di casa dopo due settimane dal licenziamento. La storia si realizzò con un incontro in Italia nel giro di pochi mesi e la stessa estate, il Mezzatesta era già a vivere a casa della sua nuova fiamma rimediata su incontri occasionali. Le insegnò presto come venire più di due volte consecutive quando facevano l’amore, a bere sempre tutto, fino all’ultima goccia, quando le veniva in bocca; e, dulcis in fundo, a farsi inculare tutti i giorni.

Dopo un anno di convivenza, il Mezzatesta decise di sposarla; avrebbe così ottenuto la residenza all’isola di Tropicana, pur non essendosi ancora trovato un lavoro, e avrebbe potuto continuare a sfruttare tetto e connessione online fino a che non avesse ripreso a lavorare. Ma, dopo quell’anno, i rapporti intimi con sua moglie iniziarono a diradarsi e a diventare sempre più rari; da tre-quattro inculate al giorno si passava a due-tre; poi da due-tre a una-due; da lì si andò a una-due per settimana, finché, il Mezzatesta, era giunto ad incularla solo una volta alla settimana. Durante la 118-esima inculata, il Mezzatesta si annotava diligentemente tutte le sedute di sesso anale che praticava con la sua piccola moglie lecca-scroti, e lecca peni circoncisi, per motivi ancora difficili da spiegare, la moglie rimase incinta (e questo la dice tutta a quelli che pensano che il sesso anale sia un metodo sicuro anticoncezionale). Dopo quella inculata, un po’ preoccupato per come fare a sfangarla, visto che lei non era certo milionaria e non poteva lasciare l’impiego all’UNICEF, unica fonte di sostentamento per entrambi.
Restando incinta, lei avrebbe prima o poi lasciato il lavoro. Mezzatesta, che era un ottimista e vedeva sempre il lato positivo in ogni cosa, iniziò a pensare, proprio durante la 119-esima inculata, alla sua nuova figlia femmina; la seconda, forse; e pensava a quando lei, giunta all’età della curiosità sessuale, che nessuno ricorda qual’è – ma tutti sanno che inizia prestissimo – avrebbe iniziato a giocare con il suo grosso bastone di carne gonfia, e quando lui le avrebbe insegnato a bere il preziosissimo liquido seminale dolciastro e fluido che ne spruzza dal centro; e poi quando, in un momento di grande tranquillità, le avrebbe insegnato l’arte di farsi sodomizzare, l’arte del sesso anale, l’arte di godere di orgasmi pienissimi senza farsi penetrare la vagina; l’arte che le avrebbe fatto conoscere i più accesi piaceri sessuali prestissimo; e senza perdere la verginità.

Con questo pensiero il Mezzatesta, che stava pompando la 119-esima inculata in un orifizio anale oramai dilatato e rilassato, sopra una moglie incinta che emetteva lamenti infelici a causa dei suoi disturbi intestinali, distratto, incattivito, annoiato e seccato per l’odore che temeva di sentire presto, riuscì a venire e a spruzzarle nell’interno dell’ampolla rettale una grande gettata di sperma liquido senza dover muoversi più di tanto avanti e indietro.

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About pelinerissimi

Antonietta Villa, detta "peli nerissimi" nel circolo delle puttane qualificate, presso il quale sono iscritte le studentesse vergini della Bocchini-Bocconi, è avvocato e commercialista per hobby, ma di professione è: psicologa, scrittrice, musicista - suona molto bene la tromba - ed è appassionata di bici, soprattutto per mantenere la dieta. A 17 anni è scappata di casa, cacciata a calci-in-culo da sua madre, ed è andata a convivere con un padre gesuita che l'ha indottrinata al cosiddetto comunismo d'osteria. Suo padre, il giornalista Massimo Mussi, la sodomizzava tutti i pomeriggi, mentre l'aiutava a fare i compiti, dalla giovane età di 14 anni e mezzo; non le dispiaceva affatto di avere questa calda relazione incestuosa con il padre - soprattutto perché la sottile asta del giornalista Massimo Mussi non avrebbe potuto sentirla in un altro orifizio meno ristretto - tuttavia dovettero smettere quando lei giunse al diciassettesimo anno di età, essendo che sua madre, Manuela Vicentini, licenziata senza preavviso, li scoperse proprio il pomeriggio che era rientrata a sorpresa dopo essere stata cacciata dallo studio legale modenese per il quale lavorava. Entrò, già depressa per la notizia della sua disoccupazione, stato dal quale no potrà mai più uscire in questa vita, e scoprì la troia di sua figlia che aveva sedotto il padre, Massimo Mussi, suo marito, che non la scopava mai e tantomeno la sodomizzava. Una scoperta rivelatrice dei motivi che avevano indotto il giornalista Massimo Mussi a trascurare il suo sfintere anale. Per anni si era querelato dell'odore di vago formaggino che esalava la sua vagina spellacchiata, e con questo pretesto aveva smesso di leccagliela. Poi aveva anche smesso di scoparla, perché l'odore di formaggino, durante l'amplesso, veniva sù e gli pungeva il naso, anche e soprattutto, quando, cioè sempre, la scopava a pecorina. Manuela cacciò via di casa sua figlia, subito, risolvendo almeno uno dei tre problemi che aveva; visto che era lei che pagava tutte le spese, visto che anche il giornalista Massimo Mussi era disoccupato cronico. Ora, forse, Manuela poteva riprendere a farsi inculare da suo marito e avrebbe avuto un cospicuo sgravio di spese, visto tutto quello che si mangiava e si beveva quella puttana di sua figlia che le aveva sedotto il marito disoccupato e che si faceva sbattere i suoi testicoli sulla vagina, mentre la sodomizzava, proprio quel drammatico giorno in cui era stata licenziata anche lei. Anche il padre gesuita ideologo amava sodomizzare Antonietta, quando lei, a 17 anni, ancora si manteneva vergine. Si faceva inculare tre volte al giorno, prima dal padre padrone, il giornalista disoccupato Massimo Mussi, quello con l'asta sottile e penetrante, e poi dal padre gesuita, che non la pagava, per i suoi atti di sodomita, ma le dava la possibilità di frequentare il catechismo gratis e di imparare tutta la struttura ideologica del marxismo e del nazismo, essendo che erano stati generati dai gesuiti. Antonietta si laurea a 17 anni e mezzo, in Economia davanti e Commercio dietro alla Bocchini-Bocconi; poi, a 18 anni prende la seconda laurea, questa volta in Scienza Politiche, alla LUISS (Le Ultime Indolenti Studentesse Sodomizzate), dove prese anche la lode, arrotolata e sospinta nell'ampolla rettale. Oggi è felicemente sposata, divorziata, disoccupata, è avvocato e commercialista per passione, essendo che non riesce a farlo come mestiere, assieme ad altri 246 mila avvocati che hanno fatto l'abilitazione in Italia negli ultimi penosissimi anni. Il sogno nel cassetto di Antonietta è quello di diventare miliardaria, il suo segno zodiacale è Virgo, il suo giorno fortunato è quello più de-umidificato e il suo frutto preferito è il mango, ma non circonciso.
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